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A più riprese, da certa stampa si propone di non fare entrare più immigrati islamici. 

 Non sarebbero mai affidabili e sempre pericolosi, in sostanza,  è  il giudizio espresso. 

Premetto che in molti casi le posizioni dell’on. Fini mi convincono sino a un certo punto.

Così quelle sulla cittadinanza. Personalmente lascerei il termine decennale oggi previsto. 

Sgombrato il campo da equivoci legati a lotte partitiche vorrei esaminare la questione specifica. 

Lasciamo perdere questioni di principio e veniamo solo ai numeri. 

Nel 2006, su 20 milioni d’immigrati presenti nell’Unione Europea, 9 erano cristiani e circa 7 mussulmani. Cosa ne facciamo?

Facciamo come Isabella di Castiglia nel1492?

E’ possibile?

Il pericolo, se esiste, vale sì per gli islamici che entreranno in futuro ma anche per quelli già presenti.

In   Inghilterra nel 2006 si è stimata la presenza di circa 1,8 milioni di mussulmani, dei quali il 50% residente a Londra.

Inoltre, si  stima che circa mezzo milione di mussulmani visiti regolarmente il paese per vari motivi, non ultimo gli affari.

In Italia, per esempio, una nota banca araba ha sede a Roma in Piazza Venezia.Cosa ne facciamo di quelli che già ci sono o vengono provvisoriamente per affari,commercio o turismo ?

Non facciamo entrare solo gli arabi, o anche tutti gli islamici (cioè indonesiani, parecchi africani e asiatici ecc..) che vengono per motivo di affari? E’ possibile? In Piemonte, su oltre 351mila stranieri, i mussulmani sarebbero, secondo stime Caritas, il 34%. In Liguria il 32%  su un totale di circa 100mila stranieri. Cioè circa 30mila mussulmani.

Cosa ne facciamo ?

Si dice che i mussulmani non cambiano e sono irriducibilmente contrari alla nostra civiltà e principi.  

Posto che un’analisi storico-economica potrebbe parzialmente smentire quest’affermazione,  stante i numeri di cui sopra, il problema resta. 

Circa l’ aspetto dei principi, non è sempre stato vero che non vi sia modo di adattare il mondo occidentale a quello islamico.

Personalmente sono molto lontano dai principi non occidentali degli islamici, e non solo sui tradizionali e consueti punti (rapporti Stato -Religione, Diritto di famiglia,Condizione della donna,) ma anche su altri aspetti. Fino alla scoperta del petrolio quei Paesi erano sottosviluppati per un tendenziale rigetto di forme giuridiche occidentali (intendo riferirmi a forme contrattuali o di modelli societari).

Ma  per non farla molto lunga, posto che ci vuole assoluta fermezza verso gli islamici, un’evoluzione degli Stati islamici vi è stata: basta pensare alla Turchia che nel 1839 adottò il famoso “Mecelle” codice civile e di procedura civile di ispirazione francese. Anche l’ Egitto nel 1949 si ispirò ad un codice di tipo francese (napoleonico) ed il codice egiziano, di tipo europeo,fu visto come affidabile perchè considerato prodotto in seno all’ Islam. Questo codice, adattato, è stato poi recepito in Siria, Libia, Algeria, Giordania. Così in Tunisia e Marocco è entrato in vigore un codice sui contratti di ispirazione svizzera.

La cronaca di questi giorni (vedi Iran) dimostra che anche nei Paesi più arretrati qualcosa si muove.

Certo questo può significare poco in termini di possibile convivenza all’ interno dei nostri Stati europei.

Ma dal punto di vista politico, allora, si ritorna al problema iniziale. Quello dei numeri e non dei principi.

Cosa  facciamo di quelli che già ci sono e di quelli che vengono per commerciare o per affari, che possono essere egualmente pericolosi come i nuovi immigrati?

Categoria : Approfondimenti / Blog

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