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La vicenda dell’approvazione da parte dell’assessorato competente della Regione Liguria di una circolare sulla legge c.d. piano casa, circolare che tra l’altro avrebbe un contenuto parzialmente divergente e contrario a quanto affermato nella legge, al di là di un aspetto politico, pone preoccupanti questioni di ordine giuridico.
Dal punto di vista politico si può dire, sbrigativamente, che si tratta di una “furbata”.
Furbata perché si vuole dare uno strumento a qualcuno, o a qualche categoria, per poter chiedere ai Comuni che devono applicare nel concreto la legge un certo atteggiamento?
Furbata perché si vuole con una circolare bypassare difficoltà e contraddizioni insanabili di una maggioranza che ha approvato un testo di legge non gradito a componenti importanti della stessa maggioranza?
Tutto è possibile e probabilmente tutto può essere vero o verosimile.
Ma i principi giuridici, che attengono alla costituzione, che dovrebbero essere patrimonio di tutti e non di una singola e contingente maggioranza, per l’interesse collettivo, in questo caso sono stati lesi in modo gravissimo.
In questa vicenda vi sono due aspetti da considerare. Uno, potremmo dire, interno. Un altro esterno.
Quello interno attiene ai rapporti tra Consiglio Regionale e Giunta e tra Consiglio Regionale e Assessorati.
Perchè la costituzione afferma che le leggi regionali possano essere fatte solamente dal Consiglio Regionale e non da altri? E’ principio comunemente condiviso, anche dopo le recenti riforme costituzionali, che la competenza legislativa spetta esclusivamente al Consiglio Regionale e che la Giunta non abbia nemmeno la possibilità di adottare atti con forza di legge (quelli, cioè, che a livello dello Stato centrale sono i decreti legge o i decreti legislativi in seguito a delega del Parlamento). Anche la Corte Costituzionale ha negato che altri organi diversi dal Consiglio Regionale possano avere l’esercizio della potestà legislativa.
Del resto, l’attribuzione di poteri normativi primari alla Giunta sarebbe in contraddizione con la necessità di far sì che il monopolio della produzione legislativa in capo al Consiglio costituisca un modo per riequilibrare la maggior forza, oggi attribuita, all’esecutivo Regionale.
In questa vicenda non la Giunta Regionale, cioè l’esecutivo, ma addirittura un singolo assessorato cercherebbe di attribuirsi poteri normativi che non gli spettano.
Bisogna tenere conto che questa auto-attribuzione da parte dell’assessorato avviene con una circolare, cioè con uno strumento particolarmente grave. Se almeno si fosse utilizzato lo strumento del regolamento, anch’esso nel caso specifico non utilizzabile in linea generale, questo avrebbe dovuto essere emanato dal Presidente della Giunta, Presidente che, non a caso, rappresenta la Regione. E come ha detto la Corte Costituzionale: “una volta scelta la forma di governo, caratterizzata dall’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente, nei confronti del Consiglio esiste solo la responsabilità politica del Presidente stesso, nella cui figura istituzionale confluiscono la responsabilità collegiale della Giunta e la responsabilità individuale dei singoli assessori”. Perciò, almeno con il regolamento, della questione sarebbe stato investito il Presidente.
Qui invece si continua, a dispetto dell’evoluzione della forma di governo, ad operare in una logica di “feudalesimo assessorile” dura a morire e molto pregiudizievole per il buon funzionamento dell’amministrazione regionale, per l’attuazione del principio di collegialità, per l’esercizio delle funzioni presidenziali di mantenimento dell’unità dell’indirizzo politico ed amministrativo.
Perciò delle due, l’una: o il Presidente Burlando nulla sapeva della circolare, e allora dovrebbe chiedere o imporre le dimissioni al suo assessore per violazione dei principi sopra indicati, che vedono nel Presidente la figura istituzionale in cui confluisce la responsabilità collegiale della Giunta, o il Presidente Burlando sapeva della circolare, e allora il suo comportamento nei confronti del consiglio Regionale è particolarmente grave. In tutti i casi, mi sembra che una motivata censura nei confronti dell’assessore, a norma di quanto prevede la Statuto della Regione Liguria all’art. 43 quarto comma, sia dovuta.
Circa l’aspetto esterno, e cioè nei confronti dei cittadini o degli enti locali, quali possono essere i Comuni, questa circolare assume un aspetto di sfregio di principi comunemente condivisi.
Il Ministero della Giustizia non fa circolari circa l’interpretazione di una legge, perchè questa è liberamente interpretabile dai Giudici, dagli Avvocati, dai Notai ecc.. che non sono organi o dipendenti del Ministero.
Il Ministero dell’Economia, al contrario, fa circolari circa l’interpretazione delle leggi fiscali, perché queste sono rivolte a disciplinare il comportamento degli uffici periferici del predetto Ministero, proprio perché questi ultimi dipendono dal Ministero stesso. Che senso ha quindi questa circolare che, a tutto concedere, si può considerare un parere interpretativo di alcune norme?
Si ha la concezione che i Comuni siano degli organi che dipendono dalla Regione, al pari delle varie Agenzie delle Entrate, o degli organi periferici del Ministero dell’Economia?
Ma così non è. E il ritenerlo, eventualmente, è segno, oltre che di ignoranza, anche di spregio nei confronti degli Enti Locali. Ma è anche segno di spregio nei confronti dei diritti di ogni singolo cittadino, perchè trascurare o violare norme che riguardano la competenza può, domani, legittimare qualsiasi forma di abuso. In alcuni casi cercando di imporre ai Comuni interpretazioni che favoriscano amici e sfavoriscano nemici; in altri casi considerando tutti, indistintamente, come propri organi o dipendenti.
Un aspetto formale significativo: se si fosse in presenza di una legge regionale tutti la potrebbero conoscere facilmente perchè pubblicata sull’ equivalente regionale della Gazzetta Ufficiale. La circolare è formalmente inviata ai Presidenti delle Provincie, ai Comuni, a certi ordini professionali (stranamente sono esclusi gli avvocati e i Notai che sono competenti in Diritto urbanistico e di questioni edilizie), agli enti Parco, ma i Cittadini, influendo sui loro diritti, se vogliono conoscerla come fanno?
E la notizia della sua adozione devono apprenderla solo dall’opera meritoria de IL SecoloXIX?
Quando si dice che la forma diventa sostanza.
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