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Quale sanità verra proposta dai vari schieramenti ?
Il prossimo marzo si terranno le elezioni regionali, per cui dovremmo conoscere come i vari schieramenti in campo vorranno gestire il settore più importante delle attività regionali, cioè la Sanità.
Due terzi del bilancio della Regione sono destinati al finanziamento dell’assistenza sanitaria nel suo complesso. Purtroppo questo mare di denaro finisce nelle mani di persone che non hanno nessuna competenza in materia e che non sentono neppure la necessità di organizzare uno staff di tecnici con profonda conoscenza dei problemi del settore a supporto dell’azione del Presidente o dell’assessore. Altra contraddizione consiste nel fatto che le leggi che riguardano la sanità sono nazionali, mentre la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi sono regionali. Da qui nessuno è responsabile del proprio operato in quanto la colpa delle tante inefficienze esistenti vengono addebitate dalle Regioni allo Stato e da questo alle Regioni.
Non esiste quindi una vera e totale autonomia regionale in Sanità. Per tale motivo nelle campagne elettorali per la conquista della regione non si dibattono programmi dettagliati sull’argomento, ma lo slogan piu diffuso e blaterato dai più è “coniugare l’efficienza con la economicità del sistema”
oppure “riduzione delle liste d’attesa”, e via di questo passo. Non sanno andare oltre.
Altra caratteristica della classe politica in generale è quella di attribuire, una volta conquistata la Regione, alla precedente amministrazione il classico buco di bilancio con l’accusa di aver dissestato i conti regionali.
Famoso il “buco di bilancio” della coppia Mori-Bertolani denunciato nel Duemila da Biasotti, come altrettanto famoso e purtroppo sostanzioso “il buco denunciato da Burlando ed imputato alla coppia Biasotti-Levaggi.
Abbiamo già sentito da un autorevole esponente di un partito dichiarare che, prima di scegliere il partner per la conquista della Regione, vuole conoscere nel dettaglio i programmi dei due schieramenti principali: nessuna risposta.
Nessuno ha il coraggio e l’onestà intellettuale di denunciare l’alto costo e la scarsa produttività di un numero di ospedali grandi e piccoli, che non possono essere mantenuti in vita solo per motivi politico-elettorali. Ne esistono in Liguria, da Ventimiglia a Sarzana, ben 24, di cui 4 sede di DEA di secondo livello, 607 di primo livello e una decina di pronto-soccorso funzionanti 20 ore su 24.
A questo punto è lecito chiedersi: può una classe politica responsabile sostenere un simile dispendioso impianto con tale numero di nosocomi per una popolazione di 1.600.000 abitanti quando, per recuperare risorse e rispettare il pareggio di bilancio si è costretti a gravare sulle tasche dei cittadini imponendo ticket consistenti sui farmaci, sugli esami e quant’altro ?
Razionalizzando la spesa ospedaliera si risparmierebbero risorse che potrebbero essere impiegate a potenziare un minor numero di ospedali, ad ivestire nell’apertura di veri e propri poli-ambulatori sul territorio, dotati veramente di tutte quelle attrezzature necessarie per la diagnosi e cura delle malattie.
Si avrebbero a disposizione maggiori investimenti per organizzare strutture per malati cronici (che non debbono essere parcheggiati nei reparti per acuti), residenze protette per anziani non autosufficienti e centri importanti di riabilitazione.
A testimonianza di quanto vado affermando da anni, sarebbe divertente saggiare la competenza dei futuri amministratori della Sanità, rivolgendo loro una semplice domanda: “qual è la differenza di un DEA da un pronto soccorso ordinario ed in base a quali criteri organizzativi si distingue un DEA di primo livello da un DEA di secondo livello?”
Attendiamo risposta.
Nel frattempo speriamo di assistere ad un dibattito elettorale, incentrato sulla Sanità, di grande spessore e competenza, e non sentire i soliti slogan triti e ritriti, che dimostreranno ancora una volta che questa classe politica discute e si confronta su tale fondamentale materia con scarsa conoscenza e sufficienza.
di Sergio Castellaneta

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